La
Sussidiarietà
- Il concetto di sussidiarietà, benché
rifletta una prassi giuridica e politica plurisecolare che affonda le proprie
radici nella tradizione romano-cristiana e sul diritto consuetudinario dei corpi
intermedi medievali, ha conosciuto una definizione compiuta solamente in tempi
abbastanza vicini a noi.
Il principio di sussidiarietà si lega indissolubilmente, come un singolo organo
alla totalità del corpo cui appartiene, ad altri princìpi fondamentali della
Dottrina Sociale cristiana, quali la dignità della persona e i suoi diritti, il
rispetto del principio fondamentale del bene comune, la partecipazione, l'uso
sociale della proprietà privata e la destinazione universale dei beni, solo per
citare qui i più importanti.
- Fu alla fine del XIX secolo, nel 1891, che un
Papa particolarmente attento alle innovazioni sociali ed economiche del tempo,
Leone XIII, scrisse la Rerum Novarum, la prima Enciclica dedicata
integralmente all'analisi della appena sorta "questione sociale", in
cui anche la tematica della sussidiarietà fu brevemente delineata: «Non è
giusto che il cittadino e la famiglia siano assorbiti dallo Stato; è giusto
invece che si lasci all'uno e all'altra tanta indipendenza di operare quanta se
ne può, salvo il bene comune e gli altri diritti. Tuttavia, i governanti
debbono tutelare la società e le sue parti».
Fu papa Pio IX nella sua Enciclica Quadragesimo anno del 1931 che per la
prima volta definì in modo esatto il principio di sussidiarietà, in termini
che ancor oggi rimangono punto di riferimento e base per tutti gli
approfondimenti susseguitisi fino ai giorni nostri: «È illecito togliere
agli individui quello che essi possono compiere con le forze e l'industria
propria per affidarlo alla comunità, così è ingiusto rimettere ad una
maggioranza e più alta società quello che delle minori ed inferiori comunità
si può fare. Ed è questo un grave danno ed uno sconvolgimento del retto ordine
della società... Perciò è necessario che l'autorità suprema dello Stato
rimetta ad associazioni minori ed inferiori il disbrigo degli affari e delle
cure di minor momento... Si persuadano dunque fermamente gli uomini di governo
che quanto più perfettamente sarà mantenuto l'ordine gerarchico tra le diverse
associazioni, conforme al principio della funzione supplettiva dell'attività
sociale, tanto più forte riuscirà l'autorità e la potenza sociale, e perciò
anche più felice e più prospera la condizione dello Stato stesso».
L'apparente piana evidenza di queste affermazioni, che la nostra sensibilità di
uomini vicini al terzo millennio non fatica ad accettare, non deve trarre in
inganno: negli anni '30, al tempo dell'aggressiva diffusione di tutte le
ideologie che condurranno poi l'Europa a quella che Ernst Nolte ha definito la
lunga "guerra civile europea", anni in cui l'ideale europeista
sembrava pura utopia, il Papa con le sue parole «non esitò a prender
posizione da un lato contro le lobbies finanziarie, le multinazionali, un
capitalismo predone... e dall'altro contro il collettivismo e il marxismo
soffocatore brutale di ogni libertà personale, civile e d'impresa» (R.
Pedrizzi, La dottrina sociale cattolica. Sfida per il terzo millennio,
Rimini 1991), in favore della promozione e della difesa di un modello di
società «costituita non solo da singole persone libere, ma anche da
società intermedie, che vanno integrandosi in unità superiori, a partire dalla
famiglia per arrivare, attraverso le comunità locali, le associazioni
professionali, le regioni e gli Stati nazionali agli organismi sovrannazionali e
alla società universale di tutti i popoli e le nazioni» (Giovanni Paolo II,
Lettera Enciclica "Sollicitudo Rei Socialis").
- La meditazione attorno alla Dottrina Sociale e
più nello specifico attorno al principio di sussidiarietà ha conosciuto
infine, nella grande testimonianza di Giovanni Paolo II un inedito vertice: la
sua costante attenzione verso queste tematiche ne sottolinea in modo esemplare
la cruciale importanza per il futuro dell'Europa contemporanea alle soglie del
terzo millennio.
Si può quindi certamente affermare che fin dalla fine del secolo scorso la
cultura cristiana ha fatto del principio di sussidiarietà, congiunto alla carità
ed alla solidarietà un'arma formidabile per la difesa di tutti gli
spazi esistenti di organicità comunitaria dagli attacchi del moderno e
nascente Stato Leviatano, con le sue tendenze accentratrici, burocratiche e
spesso apertamente totalitarie.
Sul piano sella prassi sociale e politica, il concetto di sussidiarietà non
può infatti essere compreso separatamente da quello di Solidarietà,
che supera ogni individualismo e consente a uomini e famiglie, gruppi e
comunità locali, ordini professionali ed associazioni di categoria, nazioni
ed organizzazioni sovranazionali di partecipare alla realizzazione del bene
comune a livello culturale, politico e sociale senza che, grazie appunto al
principio di sussidiarietà, ne venga lesa la legittima autonomia.
- La promozione e soprattutto la pratica
concreta del principio di sussidiarietà riconduce poi all'interno della
dimensione politica un principio di elevata moralità, quello della
promozione del bene comune, che la prassi usuale sembra aver
allontanato dall'idea che i singoli cittadini europei hanno sia della vita
politica dei singoli stati che della costituenda Unione Europea; il rispetto
di essa non può quindi esimersi dal «denunciare le situazioni di
ingiustizia e di violazione dei diritti dell'uomo» (R. Pedrizzi, La
Dottrina..., cit.) ed operare attivamente per la costruzione di un'Europa
unita, più giusta e solidale.